mercoledì 22 giugno 2011

Suoni dal mondo

Suoni dal mondo

Giapponese.
Il panorama musicale nel Giappone moderno comprende una larga schiera di cantanti i cui interessi variano dal rock giapponese alla salsa giapponese, dal tango giapponese al country giapponese. Il popolo ama molto la musica e va matto per il karaoke, una forma di spettacolo dilettantistico di canto su di una base musicale, che si svolge nei bar e nelle piccole discoteche.

Cinese.
La Musica cinese, ritenuta di origine divina e strettamente connessa alla cosmologia e all'astrologia, durante la dinastia Zhou (1122 a.C.-256 a.C.) aveva un ruolo importante all'interno delle complesse situazioni rituali cinesi: associata alla danza, essa accompagnava i cerimoniali religiosi collegati alla natura e alle tappe fondamentali della vita umana, inoltre si credeva che in Cina la musica avesse un ruolo formativo per lo spirito.

Australiana.
Nella musica indigena, sembra certa l'influenza della cultura musicale dei Maori, basata su strumenti percussivi e ritmici, aventi il compito di accompagnare canti e danze, talvolta inseriti all'interno di riti propiziatori e di iniziazione. Negli ultimi secoli, sotto l'ìnfluenza della musica colta europea sono stati fondati a Sydney la Philarmonic Society (1820), un buon numero di teatri lirici e istituti musicali. Nel Novecento si è intensificata l'attività di studiosi musicali, di compositori e di musicisti.

Africana.
La musica in Africa serve per accompagnare ogni momento importante(la caccia, il raccolto, la semina, il matrimonio, la nascita di due gemelli…).
Gli strumenti di maggior uso sono: il Dundun, uno strumento a percussione, un tamburo a due pelli a clessidra; ma usano anche il Balafon, il nome che loro hanno dato agli xilofoni.

Per approfondimenti vedi Libro “Effetto musica”, autore Deriu, Pasquali, Tugnoli, Ventura, casa editrice Bompiani, Milano, alle pagine 290 fino a pagina 295

Araba.
La musica araba si basava specialmente sui “Maqâm”, cioè dei modelli, delle successioni prestabilite di suoni.Ogni “Maqâm” ha un contenuto emotivo, può esprimere orgoglio e potenza, oppure le lontananze desertiche o un forte sentimento di tristezza, ecc…
Diversamente dal nostro sistema musicale, che si basa su intervalli di tono e semitono, quello arabo comprende altri intervalli, più piccoli o grandi dei nostri ed è a queste distanze tra suoni così insolite per il nostro udito, che si deve quel senso di sinuosità, di incertezza che per noi fa tanto Oriente!
Oggi è più diffuso il “Raï” Un genere che riscuote molto successo. Parole schiette e dure fanno da cornice all’incidere ondulato delle melodie, sostenute da curiose sovrapposizioni di ritmi tradizionali e funky, nomadi e rock.
Per approfondimenti vedi Libro “Effetto musica”, autore Deriu, Pasquali, Tugnoli, Ventura, casa editrice Bompiani, Milano, alle pagine 296 fino a pagina 301

Indiana.
Nelle canzoni indiane, di solito, nella parte iniziale c’è l’ “Alap”, Il solista costruisce l’atmosfera per permettere all’ascoltatore di svuotare la sua mente e di entrare in contatto con la divinità. In questa parte il ritmo è libero. Piano piano il ritmo si fa più regolare per fare entrare le “Tabla”, Piccoli tamburi, nella seconda parte dell’esecuzione, detta “Gat”.
Gli strumenti usati sono:
Il “Bansuri”, il nome del flauto traverso di canna di bambù.
La “Tabla”, Una coppia di piccoli tamburi.
Il “Tampura”, Simile ad una chitarra dalla forma allungata, con quattro corde che si suona con una sola mano.
Il “Santur”, un salterio.
Per approfondimenti vedi Libro “Effetto musica”, autore Deriu, Pasquali, Tugnoli, Ventura, casa editrice Bompiani, Milano, dalle pagine 297 fino a pagina 306

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